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Ho suddiviso in paragrafi così che ognuno possa decidere a quale dedicare maggior attenzione.

A volte basta davvero mezza frase, detta al momento “sbagliato” o “giusto” da un banchiere centrale, per cambiare completamente l’umore dei mercati. Fino a pochi giorni fa sembrava assodato che la Federal Reserve avrebbe mantenuto un atteggiamento rigido ancora a lungo; le probabilità di un taglio dei tassi a dicembre erano scese sotto il 30%. Poi, in un venerdì qualunque, il presidente della Fed di New York, John Williams, lascia intendere la possibilità di un alleggerimento monetario a breve… e in poche ore assistiamo ad un rimbalzo generalizzato: listini che tornano a

salire, probabilità di taglio dei tassi che risalgono oltre il 60%, commentatori che passano dal pessimismo alla quasi euforia.

È l’ennesima dimostrazione di una verità semplice:

i mercati non reagiscono solo ai numeri, ma – spesso prima – alle parole e alle aspettative.

Si chiama volatilità, ed è quella che vediamo quando un cambiamento di narrativa pesa più dei dati “ufficiali”.


Le parole che muovono i mercati

Quando una Banca Centrale parla, i mercati non ascoltano solo cosa viene detto, ma cosa potrebbe voler dire tra le righe:

  1. se ci sarà un taglio dei tassi “prima o poi”
  2. quanto velocemente potrà scendere l’inflazione
  3. quanto le economie saranno sostenute o meno nel prossimo futuro


Il risultato è che, nel giro di poche ore, strumenti finanziari complessi si muovono come fossero in balia di un titolo di giornale. Non è un caso: i mercati anticipano, scommettono, si posizionano.

Ma se per chi fa trading giornaliero questo “rumore” è la materia quotidiana, per chi fa programmazione finanziaria di medio-lungo periodo questo rumore va messo al suo posto: un elemento da conoscere, non da inseguire.


Tecnologia: il “bene rifugio 2.0”

In questo contesto, il settore tecnologico continua a svolgere un ruolo molto particolare, quasi di “bene rifugio 2.0”. Le notizie sulla possibile apertura alla vendita di chip avanzati verso la Cina, le mosse dei colossi dell’intelligenza artificiale, i piani di investimento di aziende come Nvidia, Alibaba e molti altri ci ricordano una cosa fondamentale: indipendentemente da cosa farà la Fed nel prossimo meeting, la fame di innovazione, dati e potenza di calcolo è un motore strutturale dell’economia. Questo non significa che la tecnologia “non possa scendere”, ma che l’innovazione resta uno dei trend destinati a durare più di un ciclo di rialzo o ribasso dei tassi. Ed è esattamente questo che dovrebbe interessarci quando parliamo di progetti di medio lungo termine: quali settori hanno fondamentali, utili e prospettive tali da attraversare più cicli economici, non solo il “prossimo trimestre”.


Europa: tra fragilità e un risultato storico per l’Italia

Se spostiamo lo sguardo sul Vecchio Continente, la fotografia è sfumata.

  1. La Francia fa i conti con bocciature di bilancio e un quadro politico complesso.
  2. Il Regno Unito si prepara a manovre fiscali pesanti per rimettere in carreggiata i conti pubblici.

Nel mezzo, quasi in controtendenza, arriva la notizia che riguarda l’Italia: per la prima volta dopo oltre vent’anni una grande agenzia di rating decide di migliorare il giudizio sul nostro Paese, allontanandoci – simbolicamente ma non solo – dal bordo del baratro “junk”.

È molto di più di una riga in un report tecnico:

  1. significa costo del debito potenzialmente più basso nel tempo
  2. maggiore appetibilità dei nostri titoli per fondi e investitori istituzionali
  3. riconoscimento che stabilità politica e disciplina fiscale, nel mondo di oggi, hanno un prezzo… e un premio


In un contesto in cui altri Paesi europei vedono il rating sotto pressione, questo “piccolo grande passo” ci ricorda che i mercati non guardano solo alla crescita, ma anche alla credibilità e alla coerenza delle politiche nel tempo.


Le zone d’ombra: criptovalute e geopolitica

Accanto a questi segnali positivi non mancano, però, elementi che invitano alla prudenza.

  1. Il mercato delle criptovalute sta vivendo il peggior momento dal 2022: Bitcoin in affanno, oscillazioni violente, capitalizzazioni che salite in fretta ora si sgonfiano altrettanto velocemente. Spesso questo mondo, pur con tutti i suoi eccessi, è un termometro della propensione al rischio degli investitori.
  2. Il quadro geopolitico continua a essere fluido: negoziati tra USA e Ucraina che avanzano a strappi, tensioni che si riaccendono tra Cina e Giappone, aree di instabilità che possono impattare su materie prime, inflazione e catene produttive.

Tradotto: la liquidità globale non è più quel “fiume in piena” che faceva salire indistintamente quasi tutto.

Oggi i mercati selezionano, premiano alcune aree e ne penalizzano altre con maggiore forza.


Rimbalzo tattico o ripresa strutturale?

È qui il punto centrale di tutta questa fase:

non bisogna confondere un rimbalzo tattico con una ripresa strutturale.

  1. Un rimbalzo tattico è legato alle aspettative su una singola decisione (un taglio dei tassi, una dichiarazione più morbida, un dato migliore del previsto).
  2. Una ripresa strutturale ha radici più profonde: utili aziendali in crescita, bilanci solidi, debiti sostenibili, politiche credibili, innovazione reale.

Negli ultimi giorni abbiamo visto soprattutto il primo fenomeno:

mercati che risalgono perché “forse a dicembre tagliano i tassi”.

La storia dei mercati, però, ci insegna che nel medio-lungo periodo vengono premiati soprattutto:

  1. la qualità degli emittenti
  2. la solidità dei conti
  3. la sostenibilità delle politiche economiche
  4. la capacità di attraversare più cicli, non solo quello di turno


Cosa significa per chi gestisce risparmi

Per chi amministra il proprio patrimonio – o quello della propria famiglia – la lezione è chiara:

  1. non ha senso inseguire l’ultimo titolo di giornale
  2. non ha senso stravolgere un portafoglio ad ogni conferenza della Fed
  3. non ha senso passare da “tutto rischio” a “tutto liquidità” ogni volta che cambia il sentiment

Ha senso, invece:

  1. lavorare per progetti, con orizzonti temporali distinti ed obiettivi misurabili e monitorabili nel tempo
  2. scegliere strumenti coerenti con ogni progetto, sapendo che alcuni dovranno sopportare più volatilità
  3. costruire portafogli diversificati e decorrelati, per evitare che un singolo evento impatti in maniera eccessiva sul totale
  4. prevedere a monte le regole di intervento:

cosa fare se i mercati scendono? cosa fare se salgono troppo? quando ha senso consolidare?

Pensiamo ad un portafoglio nato 50% obbligazionario e 50% azionario: se, dopo un periodo di forte rialzo dell’azionario, ci ritroviamo 60/40 o 65/35, significa che il rischio effettivo è aumentato. Senza un ribilanciamento, quando i mercati correggeranno, lo faranno su una base azionaria più ampia di quella inizialmente programmata.

Allo stesso modo dopo una correzione azionaria, se non ribilanciata, non permetterà un recupero del portafoglio nello stesso arco temporale.

È qui che si vede la differenza tra: subire gli eventi e governarli con una pianificazione chiara, con regole stabilite prima delle turbolenze


La vera sfida: oltre le mosse della Fed

La vera domanda, quindi, non è: “Indovineremo cosa farà Powell a dicembre?” La vera domanda è:

“Il nostro patrimonio è posizionato su trend, settori e strumenti in grado di resistere e crescere indipendentemente dalla singola decisione di politica monetaria?” Chi ragiona solo sul prossimo meeting vive di ansia continua.

Chi ragiona per progetti, orizzonti temporali, metodo e disciplina, può utilizzare i movimenti dei mercati – anche quelli violenti – come opportunità di aggiustamento, di ingresso graduale, di miglioramento del proprio prezzo medio di carico.


Conclusione: tempo, metodo e disciplina

I mercati continueranno a fare, come sempre, due sole cose: scendere e salire.

Le parole dei banchieri centrali continueranno a muovere le quotazioni.

Le crisi, piccole o grandi, continueranno a presentarsi periodicamente.

Ciò che fa davvero la differenza per i risultati nel tempo non è “indovinare la prossima mossa”, ma come abbiamo impostato la nostra programmazione finanziaria prima che accadano gli eventi.

Un approccio:

  1. strutturato (progetti chiari, orizzonti temporali distinti, strumenti coerenti)
  2. supportato da un METODO disciplinato (regole di ingresso, uscita, ribilanciamento, monitoraggio periodico)
  3. capace di tenere conto di volatilità, crisi e rimbalzi

è determinante per ottenere risultati in linea con gli obiettivi prefissati.

Non possiamo controllare le frasi dei banchieri centrali, né le breaking news. Possiamo però controllare il nostro metodo, la nostra disciplina e la qualità della programmazione finanziaria che abbiamo costruito:

è lì che si gioca, davvero, la partita dei nostri obiettivi

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