Ci avviamo verso la fine dell’anno e, anche se la pianificazione finanziaria è (per definizione) materia pluriennale, fare
un punto della situazione è corretto: non per “tirare una riga e ripartire”, ma per continuare con METODO la programmazione effettuata.
Il 2025, rispetto agli anni precedenti, è stato un anno “più nervoso”: tante notizie, spesso contraddittorie, e una sensazione diffusa di vivere in equilibrio tra crescita economica e nuovi rischi geopolitici. Ed è proprio in questi anni che si capisce se un portafoglio è stato costruito per resistere (e quindi crescere nel tempo) oppure per inseguire il titolo di giornale del momento.
I principali eventi del 2025 che hanno inciso su economia e mercati
1) Politica: elezioni e scelte che cambiano le regole del gioco
- Germania: le elezioni federali di febbraio hanno riportato al centro il tema della stabilità europea (politica fiscale, industria, energia, difesa). Quando la “locomotiva” europea cambia assetto, i mercati lo scontano subito, soprattutto su banche, industria e titoli legati alla spesa pubblica.
- USA – politica commerciale: nel corso dell’anno è rimasto acceso il tema dazi/negoziazioni. A dicembre, ad esempio, si è parlato di un accordo UE–USA con un dazio del 15% su molti beni europei (con eccezioni e dettagli tecnici): non è un elemento “solo politico”, perché impatta margini aziendali, inflazione importata e catene di fornitura.
2) Geopolitica: quando la finanza “non è il problema”… finché non lo diventa.
Qui il punto non è fare previsioni belliche, ma capire il canale economico con cui questi eventi arrivano ai mercati: energia, logistica, inflazione.
- Medio Oriente: a giugno si è intensificata l’escalation tra Israele e Iran, con impatto immediato sul prezzo del petrolio (e quindi, potenzialmente, su inflazione e tassi).
- Rotte commerciali – Mar Rosso/Suez: le tensioni hanno continuato a disturbare traffici e costi di trasporto. L’Egitto, ad esempio, ha dichiarato perdite molto rilevanti di ricavi del Canale di Suez legate alle deviazioni delle navi.
- Russia–Ucraina: il conflitto ha continuato a influenzare Europa (energia, difesa, fiducia). A fine anno, sono emerse nuove iniziative e discussioni su piani di pace/negoziati, segno che il tema resta centrale anche sul fronte politico-diplomatico.
3) Economia: crescita più “selettiva”, inflazione meno lineare di quanto sperato
Il quadro macro nel 2025 è rimasto complessivamente in crescita, ma con un ritmo e una distribuzione meno omogenei rispetto ai periodi più euforici: alcune aree e settori hanno corso, altri sono avanzati più lentamente. È il classico contesto in cui le scelte di allocazione (e la qualità) contano più della “moda del momento”.
Le istituzioni hanno continuato a descrivere un 2025 con crescita presente ma non esplosiva e con un’inflazione da gestire con attenzione.
TASSI: cosa hanno fatto (e cosa avrebbero potuto fare) FED e BCE
Prima una regola semplice, che vale sempre: tassi su, inflazione giù… e viceversa (semplificando). È il meccanismo che guida la trasmissione della politica monetaria.
Federal Reserve (USA): tagli “tardi” e graduali nel 2025
Nel 2025 la Fed è rimasta restrittiva a lungo e poi ha iniziato ad allentare quando il bilanciamento dei rischi (inflazione vs mercato del lavoro) è cambiato.
- 17 settembre 2025: taglio di 25 bps, target range a 4,00%–4,25%.
- 29 ottobre 2025: ulteriore taglio, target range a 3,75%–4,00%.
- 10 dicembre 2025: terzo taglio, target range a 3,50%–3,75%.
Cosa avrebbe potuto fare? Avrebbe potuto tagliare prima o più velocemente, ma il 2025 ha mostrato un’inflazione “capace di risalire” e un contesto in cui la Fed ha preferito muoversi con prudenza. Il fatto che, in alcune riunioni, ci siano stati anche dissensi (chi voleva tagliare di più e chi voleva non tagliare) racconta bene quanto fosse delicato il momento.
BCE (Eurozona): tagli nella prima parte dell’anno, poi “pausa lunga”
In area euro, il 2025 ha visto un percorso più front-loaded: prima tagli, poi stabilizzazione.
- La BCE ha portato il tasso sui depositi fino al 2,00% con una serie di tagli, con effetto 11 giugno 2025.
- Successivamente ha mantenuto i tassi invariati, ad esempio nelle decisioni di 30 ottobre e 18 dicembre 2025 (depositi al 2,00%).
Cosa avrebbe potuto fare? Avrebbe potuto continuare a tagliare anche nella seconda parte dell’anno, ma ha scelto la prudenza: quando arrivi vicino a un livello ritenuto più “neutrale”, la domanda diventa sempre la stessa: se taglio ancora, rischio di riaccendere inflazione? se non taglio, rischio di frenare troppo crescita e credito? È un equilibrio delicato, e nel 2025 lo è stato ancora di più.
Mercati 2025: più volatili, meno “facili”… ma resilienti ed in crescita
Nel 2025 i mercati sono stati molto sensibili alle notizie (tassi, guerre, dazi, energia, logistica), e rispetto ad anni particolarmente brillanti hanno offerto una performance mediamente più contenuta.
Eppure, nella maggior parte dei casi, si sono dimostrati resilienti: perché i mercati, alla fine, si muovono sempre su due variabili fondamentali:
- utili attesi delle aziende (e la loro qualità), ad oggi ancora molto solidi
- costo del denaro (cioè i tassi), ad oggi ancora accomodante
E soprattutto perché “i mercati finanziari sempre solo due cose possono fare: scendere e salire”.
La differenza la fa come ci stiamo dentro.
La parte più importante
“scegliere e restare sui settori più funzionali ai vari progetti ed obiettivi che ci siamo prefissati per il tempo a venire”
Tradotto in pratica (senza slogan):
- Non esiste “il settore migliore” in assoluto. Esistono settori/aree coerenti con quello che dobbiamo fare (tempo, obiettivo, rischio sostenibile).
- Il 2025 ci ha ricordato che inseguire ogni notizia porta spesso a una cosa sola: cambiare strada troppe volte.
- La selezione dei “settori giusti” deve essere figlia del piano, non della paura o dell’entusiasmo del momento.
Un modo “con METODO” per renderlo operativo
- Dividere il patrimonio per progetti (breve/medio/lungo termine).
- Per ogni progetto, scegliere strumenti e aree coerenti con: volatilità accettabile, orizzonte temporale, obiettivo.
- Accettare che arriveranno correzioni: non sono un’anomalia, sono la normalità.
- Fare monitoraggio e ribilanciamento quando serve, perché i portafogli “si spostano” nel tempo (se una parte sale tanto, cambia il peso e cambia il rischio reale).
Ricordando che: quando un portafoglio/progetto si sbilancia, non significa automaticamente che “si deve fare qualcosa”, ma significa che va preso atto e vanno valutate alternative (ribilanciare, consolidare, finanziare spese, avviare un nuovo progetto, tenere munizioni liquide per acquistare).
Sono strade diverse, ma tutte procedono con METODO, senza lasciare niente al caso.
Chiusura
Il 2025 ci lascia un messaggio semplice: la volatilità non è sparita, anzi. Ma non è un motivo per fermarsi, è un motivo per lavorare meglio.
Quando i mercati sono meno “regalati”, la differenza tra risultati casuali e risultati coerenti con i propri obiettivi la fa soprattutto questo: un approccio strutturato, monitorato e disciplinato, ancorato al tempo ed ai progetti.
È qui che il METODO diventa determinante.
Auguro di cuore ad ognuno di voi un felice anno nuovo, che porti salute e serenità!
Dario

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