Su Milano Finanza 14/6/2025 si titola che si deve cambiare il modello di servizio.
Si parla di longevity risk, cioè il rischio di vivere più a lungo e quindi di dover gestire il patrimonio tenendo in conto delle aspettative di vita in aumento, che determinino una integrazione sulle pensioni per mantenere il tenore di vita desiderato, ma non con un fondo pensione banale bensì con un progetto patrimoniale robusto e iniziato per tempo.
Si parla di Goal Based Investing: investire con metodo per obiettivi, non limitarsi a considerare i propri averi finanziari come un tutt’uno, ma suddividerli in progetti finanziario-patrimoniali per realizzare un determinato qualcosa.
Un obiettivo:
- Battere l’inflazione (il VERO non perdere)
- Gli studi dei figli
- Un “gruzzoletto per il - i nipote-i”
- Una nuova casa
- Una seconda casa
- Una vacanza importante
- L’acquisto di una società
- Una riserva per una eventuale non-autosufficienza
- Una riserva per eventuali cure mediche per le quali non si è assicurati
- Un supporto integrativo per il mantenimento del tenore di vita una volta usciti dal mondo del lavoro
- Speculare (perché sì, anche eventuali speculazioni possono essere un obiettivo misurabile, monitorabile, temporizzato e raggiungibile)
Le statistiche parlano chiaro: gestire il patrimonio con specifiche finalità non è proprio nelle corde degli italiani, ma lo sta poco a poco diventando considerando che sono in molti, adesso, che si rendono conto ad esempio che non solo è difficile mantenere il tenore di vita con le pensioni statali (in media una pensione è il 46% dell’ultimo stipendio), ma anche che il patrimonio spesso ci sopravvive e si trasmette.
Continuo ad essere convinto che dobbiamo coinvolgere i nostri figli se non direttamente nella gestione del patrimonio di famiglia, almeno nella consapevolezza di come lo si amministra, del perché si sono fatte determinate scelte di investimento rispetto ad altre e con quale scopo.
Se non diamo una struttura alla nostra programmazione finanziaria, non solo potremmo fare fatica col passare degli anni, ma anche con difficoltà riusciremo a trasmettere poi questa “brutta abitudine” ai nostri cari, quando invece questo tipo di educazione deve iniziare proprio in famiglia.
E’ pur vero che i ragazzi oggi hanno altri canali info-formativi in ambito finanziario ma proprio per permettere loro di individuare ed eventualmente seguire coloro che non sono “fuffa guru” serve un supporto familiare e di un professionista. Anche perché altrimenti i modelli più in voga mostrano l’idea del “soldo facile” non certo di una programmazione metodica e strutturata…
Oggi, nel 2025, la stampa specializzata (e basta purtroppo) inizia a scrivere quanto sia importante questo cambiamento per gli investitori e soprattutto per noi consulenti, per aiutare a divulgare e trasmettere questa “nuova” necessità… Oggi… Bene. Meglio tardi che mai.
Chi lavora con me sa che sono quasi 20 anni che “martello” sull’importanza della pianificazione finanziaria per obiettivi, cercando di incastrare il proprio patrimonio in quella famosa “cassettiera” nella quale la dimensione del cassetto svolge un ruolo fondamentale per associare tempo/rischio/rendimento ad un determinato obiettivo o progetto, ma non solo, ci permette di visualizzare meglio il come ed il perché abbiamo scelto un tipo di investimento o un altro.
Col tempo si comprende meglio anche, grazie ad i “cassetti”, il metodo per affrontare le crisi che si susseguono.
Aprendo i cassetti per:
gestire l’investimento al proprio interno
spostare risorse finanziarie o spendendole in funzione del risultato raggiunto.
Stratificare il proprio patrimonio lo valorizza nel tempo, aiuta emotivamente fornendo consapevolezza e serenità. Investire-gestire per obiettivi fa riflettere meglio, in maniera più mirata su quelle esigenze e necessità che a volte ci erano addirittura sfuggite.
Con un po’ di ritardo ma che finalmente se ne parli sulla stampa nel 2025 è un bene… divulgare cultura finanziaria o meglio educazione è qualcosa che andrebbe fatto sui banchi di scuola per crescere con consapevolezza… così non è, sta a noi provvedere.

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