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Penso sia ormai chiaro come il mio ruolo sia anche quello di informare e rendere più chiari e fruibili certi concetti e certe dinamiche in modo da poter rendere più consapevoli le scelte di investimento che, in base ad i progetti condivisi, mettiamo in piedi.

 

Ciò detto diventa importante avere ben chiaro il contesto macro globale, quello europeo ed ancor più quello italiano, visto lo spingere e sollecitare da più lati i buoni e cari Btp. Perché c’è bisogno di ATTENZIONE, come sempre del resto.

 

Vado veloce:

2008 crisi dei mutui sub prime - squilibri di finanza pubblica - contrazioni del Pil globale nel 2009 (per l’Italia la contrazione fu del 5%) - la crisi del debito Greco nel 2009 ha portato ai problemi noti del debito sovrano.

La crisi si è manifestata in tutta la sua gravità nel 2011 quando investì anche l’Italia, dove il Btp decennale arrivò a rendere il 7% quasi, con il conseguente innalzamento del costo complessivo di rifinanziamento del debito pubblico.

[Se le cedole sono alte il costo di rifinanziare il debito è alto; lo stato quindi ha bisogno di più soldi per pagare le cedole]

 Lo spread andò “alle stelle”, oltre 500. L’Italia veniva letta dai mercati come paese a rischio, o comunque più rischioso di altri. 

[lo spread è la differenza tra i rendimento del Btp e del Bund decennale]

Con l’emissione di Btp che rendevano sempre di più, quelli sul mercato arrivarono a perdere anche il 25% in pochissimi giorni, ma non solo:

 il debito pubblico aveva un costo enorme (ha ancora oggi un costo enorme…):

IL PREZZO DEI BTP CROLLÒ.

 

Se lo spread oggi non è schizzato alle stelle è perché lo stesso rendimento del decennale tedesco è salito al 2,93% dopo aver toccato il livello più alto degli ultimi 12 anni. Anche la Germania non “naviga” in buoni conti pubblici…

 Veniamo a noi: il Btp:

Il Btp ha due componenti come ogni obbligazione: il prezzo ed il rendimento, quando sale uno scende l’altro. O meglio, quando sale il rendimento dei nuovi btp il prezzo dei vecchi scende.

“Siamo quasi alla fine del rialzo dei tassi, quindi i prossimi saranno i migliori Btp” ...

Sicuri?

QUESTO NON BASTA, PERCHÉ IL PREZZO DEI BTP SI MUOVE IN BASE ALLA QUALITÀ  DEL NOSTRO DEBITO, A QUANTO E’ AFFIDABILE, A COME VANNO I NOSTRI CONTI PUBBLICI.

 

Oggi si parla del Btp valore, un titolo a 5 anni con cedole trimestrali ecc… ecc…

 Ora riflettete un attimo. Il ragionamento è più o meno questo: l’Italia non fallirà mai. Lo dicono investitori più o meno esperti (senza differenze) quando si parla dei titoli di Stato italiani. Quindi sono i titoli più sicuri, da sempre, e per sempre lo saranno. [ma davvero crediamo alle favole?]

Forse ci scordiamo un paio di cose:

 1.

L’ammontare del debito. L’ultimo dato lo dà a 2.859 miliardi (a dicembre 2022 era di 2.762 miliardi). Ma il numero non basta. Perché si tratta di un costante, mensile aumento: 20/30 miliardi. E’ come se un padre di famiglia spendesse ogni mese soldi senza averli, vivendo al di sopra delle sue possibilità. Più Btp vengono venduti, più aumenta il debito ed a peggiorare le cose è che i rendimenti sono saliti, quindi il costo del debito è sempre maggiore…. 

Lo stato da dove li prenderà i soldi per finanziarli? Tutti dall’Europa? E a che prezzo semmai?

 2.

La situazione “contabilmente" è poco governata da anni. Perché i conti non tornano. Si sente dire che “non” ci sono soldi. Vuoi per via di quelle dei precedenti governi, vuoi per quelle di quello attuale, la coperta è sempre corta! Se le manovre non fossero gradite o sufficienti, quanto potrebbe tenere il rating, cioè la qualità,  dei nostri titoli di stato? A maggio Fitch ha confermato il rating BBB con un outlook stabile. Ma stiamo vedendo stabilità? BBB non è più un investimento “sicuro” ma “relativamente” sicuro. E qualora perdesse la tripla B il titolo di Stato italiano sarebbe incluso tra i titoli molto rischiosi, speculativi. 

E’ sufficiente quindi che oggi sia “appena” sopra il grado di speculativo per rendere certa la scelta per i prossimi cinque anni?

 

Perché allora dare il nome di “Valore” a un titolo “quasi” speculativo? Chi lo compra è consapevole del fatto che, acquistando un Btp con scadenza cinque anni, accetta in realtà un rischio paragonabile alla tenuta di un titolo speculativo (da sempre identificato in una azione)? Perché spostare la questione “speculativa” sempre e solo sull’asset azionario?

Perché “certe cose non possono accadere”? Eppure tante ne sono accadute, e hanno cambiato la finanza tutta.

 

In cinque anni possono succedere molte cose… siamo in grado di aspettare la scadenza “tappandoci occhi ed orecchie”?

 3.

Qualcuno si ricorda cosa sono le CACs? Sono clausole introdotte nel 2013 che danno la possibilità in casi estremi allo stato, in maniera unilaterale, di tagliare il prezzo, di diminuire l’importo delle cedole e/o di allungare la scadenza dei titoli emessi. Quando può succedere? Semplice, quando non ci sono soldi per sostenere il debito.

 

Quindi: poche cose ma importanti

 

Siamo sicuri di volere il debito governativo in portafoglio? Attenzione che forse siamo abbagliati da certezze che poi certezze non sono…

 

Diversifichiamo allora come minimo anche con bonos, oat e Bund…

 

O almeno stiamo ancora su scadenze brevi, brevissime così magari battiamo anche i rendimenti lordi dei conti deposito… (il cui rendimento è poi tarato sul rendimento dei Btp…. attenzione anche ad eventuali vincoli)

 

O meglio ancora affidiamoci a chi da venti anni probabilmente riesce a leggere bene alcune dinamiche economiche e finanziarie che non sono così trasparenti e quindi consigliarci per il meglio… Si, anche sul comprare Btp.

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