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Sono ormai molte le sedute di borsa (intere settimane) con movimenti che in gergo si definiscono “laterali”, sebbene tendenti verso l’alto. Sembrerebbe valido l’adagio di “nessuna nuova, buona nuova”. I mercati, in generale, da inizio anno sono positivi.

Purtroppo la guerra persiste ma, sinceramente, i mercati la considerano come un “rumore di fondo”; speriamo che possa prendere una piega positiva quanto prima.

Detto questo però a dire il vero le notizie non mancano da quelle buone in economia, l’Europa passa da una paura per la Recessione, ora evitata, alla soddisfazione per la resilienza, a quelle meno belle per un debito che in Italia continua a crescere; poi ci sono le notizie di carattere internazionale con la borsa turca che cala, l’inflazione che sale, ma nemmeno le incertezze politiche elettorali riescono a scalfire l’immobilismo delle borse occidentali. Poi ci sarebbe anche un’altra bella notizia, il prezzo del gas continua a scivolare verso prezzi che non si vedevano da anni, come fu per lo spaventapasseri dello Spread, tanto panico e poi in pochi mesi sui mercati tutto si aggiusta. Peccato però che nell’economia reale i danni veri resteranno ma pochi se ne occupano.

 

Con i tassi a questi livelli (USA 5.25%, Europa 3.75%, UK 4.5%) l’economia non può carburare, tutt’altro, soffre e qualsiasi tentativo di crescita risulta vano. L’inflazione da un lato cala ma la riduzione della disoccupazione la sostiene. Le previsioni degli analisti considerano uno stop ai rialzi nel corso di questo anno ed addirittura una inversione nel corso del 2024.

 

Quindi?

Beh, da investitori, i tassi alti non sono proprio un problema, anzi, i flussi cedolari dei portafogli prudenti (obbligazionari) aumentano così come aumenterà il capitale in maniera importante quando i tassi si fermeranno ed invertiranno la rotta (proprio con la stessa forza con cui il capitale è diminuito lo scorso anno con i tassi che crescevano velocemente); è sempre andata in questo modo… forse lo ricordiamo poco perché l’ultima inversione dei tassi avvenne circa nel 208 (l’euribor al 5% iniziò a calare)…

Anche l’azionario, sebbene non tutti i settori, sta recuperando quanto lasciato sul terreno nel corso del 2022. I tassi alti pregiudicano il mantenimento delle marginalità delle aziende e quindi (generalmente) una contrazione degli utili ed un pericolo recessivo che però sembra allontanarsi sempre di più al momento.

 

Detto questo per l’obbligazionario basterebbe anche solo aspettare che le dinamiche sui tassi si stabilizzino per avere ritorni importanti, accumularne già adesso è una buona preparazione a ciò che accadrà nei prossimi 12 18 mesi. Almeno così funziona la dinamica tra prezzi (o corsi) e tassi.

Per l’azionario, nonostante il ciclo economico sia opposto a quello degli ultimi anni, non sono solo i settori value europei e americani a trainare ma anche settori innovativi (tech, robotica, green (ESG)).

 

Considerazioni a parte per la Cina… da un lato la voglia di diventare la più importante economia mondiale si scontra con i nuovi criteri di sostenibilità che non la fanno essere privilegiata, laddove i fondi di investimento debbano selezionare le aziende dove investire in ottica “green”.


Tutto bene quindi? No, non direi. Serve un monitoraggio attento e continuo, le banche centrali sono alla ricerca di equilibri ma ad oggi è ancora tutto molto fragile.

 

[parte del presente articolo è fonte da Buddy Fox, Panino e listino]

 

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