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La Silicon Valley Bank è la 18a banca statunitense per capitalizzazione, specializzata nel mondo delle start up (molte di queste nel campo hi tech, settore che ha reso celebre la Valley californiana). 

Cerchiamo di capire il contesto... per meglio comprendere i motivi del fallimento e trarre conclusioni più vicine a noi

Nel corso della giornata di borsa il titolo ha perso circa il 60% per poi essere sospeso a seguito di un provvedimento lampo preso dal Dipartimento per la protezione e l’innovazione finanziaria della California che ne ha decretato la chiusura, mettendo in mano la gestione dell’istituto alla Federal Deposit Insurance Corporation.

Gli USA non tollererebbero un’altra Lehman Brothers, il provvedimento di urgenza in tempi record è avvenuto in quanto, con ogni probabilità, l’istituto SVB era già sotto la lente di ingrandimento delle autorità competenti.

Quale è stata causa?

Sono principalmente due in realtà: 

Il rialzo dei tassi della Federal Reserve (450 punti base ad oggi) ed il fatto che la SVB lavora(va) solo con  start up, settore che utilizza molto, moltissimo il debito bancario.

Il primo fattore ha aumentato i costi delle start up, costi diventati difficilmente sostenibili ed ha fatto diminuire il prezzo dei titoli di stato che la banca aveva comprato in abbondanza fino al 2021, quando di liquidità in giro ce ne era in abbondanza. 

Il rialzo dei tassi ha quindi creato una combinazione micidiale per l’istituto: un portafoglio titoli che si è progressivamente svalutato e aziende in difficoltà economica che hanno avuto bisogno della liquidità depositata presso lo stesso istituto per far fronte ai nuovi costi.

SVB quindi, per ottemperare alle richieste delle società, ha dovuto svendere il proprio portafoglio per 21 miliardi di dollari registrando una perdita di 1,8 miliardi.

Boom. Fine.

Gli analisti non temono un effetto contagio. Sono però state molte le vendite delle azioni bancarie. Il "contagio" si ha soprattutto quando titoli emessi dalla banca fallita sono nei portafogli delle altre banche. Gli analisti sono dell'avviso che gli altri istituti non siano esposti in maniera considerevole e grave.

 Riflessioni:

In questo ultimo periodo abbiamo diverse notizie contro-intuitive: il tasso di disoccupazione che scende di solito è una buona notizia, ma invece oggi no, perché alimenta l’inflazione (è chiaro? meno disoccupati, più occupati, più stipendiati, più consumi, più denaro che circola più inflazione (buona, ma pur sempre inflazione); nell’ultimo trimestre del 2022, la FED ha constatato un rallentamento dell’economia, notizia non certo positiva, ma che ha portato la stessa banca centrale ad un “allentamento” nella stretta monetaria (ha aumentato i tassi meno di quanto previsto, notizia molto positiva per le aziende ed i mercati); la situazione appena descritta in merito a quanto accaduto alla Silicon Valley Bank è una pessima notizia, ma i future sui tassi USA (strumenti tecnici che prezzano l’andamento dei tassi in aumento o in diminuzione) sono tornati a prezzare appunto una inversione del trend rialzista per la fine addirittura del 2023. In lingua meno tecnica e più comprensibile vuol dire che, a seguito di questa brutta notizia, è evidente che i tassi alti non giovano all’intero sistema, pertanto un loro calo viene ipotizzato in anticipo: buona notizia. 

 

Corsa “ci portiamo a casa” da questo accadimento:

  1. Gli USA non tollereranno mai più un nuovo episodio stile Lehman Bros, con una diffusione "del male" a macchia d'olio. E’ da notare la rapidità di intervento e l’annullamento in anticipo di qualsiasi rimostranza / contestazione politica o di associazioni di categoria varie. L’emorragia viene fermata immediatamente.
  2. Se a qualcuno non era chiaro, appare adesso evidente che le banche utilizzino le giacenze dei conti correnti per operazioni in conto proprio (sono obbligate contrattualmente però a riconoscere ed onorare il loro debito vs i depositanti (sulla base anche delle regole del bail in però!)); queste operazioni potrebbero mettere a repentaglio la loro patrimonializzazione. Quindi è il caso di lavorare ancora oggi di più con istituti solidi, fortemente capitalizzati e non concentrati su un unico settore di mercato.
  3. L’importante è capire

 

[fonte il Sole 24ore – sbato 11.3.23]

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