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Oggi vi parlo di Qualità. Nella prima parte vi racconto cosa si intende da un punto di vista finanziario con “ricerca della qualità”, cosa coerente con l’attuale scenario macro, cerco come sempre di semplificare ma non posso non affrontare l’argomento con qualche tecnicismo.

Nella seconda parte però tratto di Qualità da un punto di vista molto più pratico…

      1. Qualità in finanza

La guerra complica molto la gestione delle proprie attività finanziarie e ci mette alla prova continuamente da tre mesi...

Sui mercati finanziari i gestori e le masse si muovono alla ricerca di qualità, che, prospetticamente parlando, è coerente con lo scenario economico attuale e che, anche in caso di una eventuale recessione, può portare segni positivi su diverse attività finanziarie.

In un momento di forte spinta inflazionistica, i mercati azionari hanno maggiori chances di esprimere rendimenti positivi in settori Value rispetto al settore Growth… si dice in questi casi “muoversi verso la qualità finanziaria”.

[Per azionario Value si intendono quelle società che hanno un business solido, robusto, resiliente ai cicli economici e con un buon flusso di dividendi; per Growth invece si intende un settore come quello tech, ad esempio, dove ricavi ed utili sono in forte crescita ma che risentono molto della ciclicità economica (per capirsi: quando c’è espansione le aziende growth crescono fortemente, ma fortemente potrebbero soffrire durante una fase di contrazione economica; i titoli Value, sono meno volatili, più stabili se vogliamo)]

Sebbene non sia vero in assoluto, la qualità finanziaria è più vicina al concetto di Value rispetto a quello Growth.

I migliori gestori di fondi (laddove il prospetto informativo lo consenta) si stanno muovendo da tempo in direzione Value.

Obbligazionario… forse uno scenario come quello attuale ci permette di capire meglio alcune dinamiche. Quando tassi crescono, i prezzi scendono, ma a scadenza tornano 100. Qui è un po’ più complicato: se compro oggi un fondo che investe in titoli che scadono a breve, significa che a breve quei titoli torneranno a 100, cioè cresceranno rispetto ai valori attuali. Sebbene la duration media un fondo obbligazionario non coincida proprio con la “vita residua” dei titoli, è comunque un parametro di riferimento. Bisognerebbe tenere anche conto dei rendimenti a scadenza per comprendere appieno il tema, ma confido nell’idea che attendere le evoluzioni non è sempre sbagliato adesso.

Qui la qualità dove risiede? Storicamente nei Treasury americani, spesso considerati bene rifugio in periodi di recessione. E’ uno schema difensivo. Anche in questo caso i gestori obbligazionari, ricercando qualità finanziaria vanno verso strumenti meno volatili, con ritorni stabili e che beneficiano del rialzo dei tassi.

       2. Qualità nella pratica

Preso atto che sono pochissime le aree di Mondo in cui finanziariamente parlando si stanno ottenendo performances positive da inizio anno, interrogarsi su come affrontare la situazione è normale.

Così come i mercati possono solo scendere e salire, noi investitori possiamo fare solo tre cose:

Comprare, riposizionandosi, utilizzando riserve di liquidità o strumenti prudenti per acquistare attività valide che hanno perso (che sono in offerta mi viene da dire); vendere e contabilizzare la perdita; stare fermi mantenendo i nervi saldi “Stare alla finestra”, si dice.

Sul comprare mentre i mercati calano, a piccole dosi, per accumulare quote per anticipare i tempi di ripresa dei mercati ho già scritto in passato; è una attività necessaria che deve però essere pianificata ex ante, cioè in sede di pianificazione finanziaria, durante la creazione dei vari progetti di investimento.

Sulle conseguenze di vendere perché spinti dall’emotività si sono pronunciati autori e premi Nobel per l’Economia, perciò umilmente mi metto da parte sull’aggiungere una qualsiasi trattazione.

Vorrei soffermarmi invece sull’ultimo aspetto, cercando di evidenziare alcuni passaggi dello “stare fermi”.

Il non far niente, finanziariamente parlando, non esiste; non è ammessa ignavia in finanza. Il decidere di stare fermi, deve essere inteso come una vera e propria azione. Non è semplice, lo so bene.

Per decidere, concordando col proprio consulente di non “far niente” e “stare alla finestra” serve una cosa importante: serve Qualità, con la Q maiuscola: serve sapere di poterselo permettere perché è una eventualità pianificata o per necessità ed opportunismo.

Per mantenere i nervi saldi aiuta, forse, avere consapevolezza delle Qualità che c’è dietro alle scelte economico finanziarie che abbiamo intrapreso, che c’è nell’ “addetto ai lavori” che monitora, studia il contesto economico finanziario in relazione al vostro portafoglio e con cui avete costruito una pianificazione finanziaria che tenesse conto di scenari macroeconomici come quello che stiamo affrontando; infine ma non certo da ultimo, la Qualità di essere supportati da una società che è leader di mercato da più di 50 anni nell’ambito della gestione del risparmio.

Avere inoltre informazioni di Qualità e strumenti di Qualità potrebbe aiutare a ricordare come si sono superati gli altri momenti difficoltà finanziaria.  

Con la consapevolezza di possedere queste Qualità, anche solo aspettare diventa una scelta intelligente. E’ chiaro che per aspettare serve la consapevolezza di quanto sopra, ma più di tutto la Qualità risiede nell’aver fatto una pianificazione che ci permetta di non avere bisogno di tutte quelle attività finanziarie soggette ad una maggiore volatilità. Bisogna quindi avere lavorato con il proprio consulente affinché si sia distribuito il proprio patrimonio non solo in aree di volatilità diverse ma anche su orizzonti temporali diversi.

Recentemente ho conosciuto una persona che mi ha dato uno spunto interessante:

<<So di avere un oggetto di qualità che ha visto decrescere il suo valore… cosa faccio? Aspetto>>

Purtroppo vedo diverse situazioni patrimoniali molto concentrate su uno o due asset, dove la preponderanza di immobili è molto maggiore rispetto ad asset più liquidi e liquidabili ad esempio; per non parlare dei clienti delle banche tradizionali che continuano ad avere in portafoglio azioni e obbligazioni della banca (o solo italiane), fondi gestiti dalla banca, polizze della compagnia associata all’istituto… A poco sono servite le crisi finanziarie passate o le difficoltà patrimoniali di molti istituti, si è parlato molto di solidità bancaria ma negli anni sembra che si scordi cosa significhi lavorare con istituti poco patrimonializzati, concentrando i propri averi in strumenti sottoposti ad ulteriori rischi rispetto a quello di mercato. E’ Qualità questa?

Lo stare fermi permette anche di poter analizzare meglio il contesto, comprendendo anche quali siano quelle attività finanziarie che sebbene abbiano perso molto, possano comunque avere una prospettiva di crescita futura importante.

Detto questo, quindi, anche nello “Stare alla finestra” ha un suo perché, ha del valore aggiunto purché non sia una scelta dettata solo dal contesto o dal mancato contatto con la vostra banca, bensì sia una scelta consapevole, figlia della Qualità.

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