In questi giorni dove tutta la brutalità dell’essere umano e la conferma che la storia non abbia insegnato nulla a chi tiene in mano le fila di interi Paesi, anzi paesi con la lettera minuscola, vorrei fare chiarezza su un aspetto molto delicato, spesso trascurato ed in merito al quale molti nuovi clienti erano totalmente allo scuro:
- Cosa succede ai miei soldi se la russia fallisce?
Argentina e Grecia sono casi limite in quanto l’esposizione dei “privati” su questi Paesi era minima. Non parlo del caso dei bond argentini, ma degli altri casi… l’Argentina è fallita 9 volte negli ultimi 40 anni; detto questo, per questi due Paesi le domande su gli impatti di un fallimento sui propri risparmi sembravano superflue.
Adesso la tensione è maggiore: l’ansia è giustificata per la guerra, ma anche ampliata dalle immagini delle corse ai benzinai ed ai supermercati che mandano in tv; infine parliamo di russia, un paese con cui la relazione in merito alle forniture di gas ed energia col nostro Paese è, purtroppo, molto molto stretta. Lo sanno tutti.
Potrebbe quindi aumentare la preoccupazione su cosa succede ai miei averi se fallisce la russia.
Ritengo necessario quindi fornire qualche nozione in merito.
L’analisi deve partire dal tipo di strumento o servizio preso in considerazione:
conto corrente: il rischio che si corre è abbastanza remoto, ma importante e DELETERIO. Se la banca avesse una esposizione importante ai titoli di una russia fallita, potrebbe non avere abbastanza patrimonio per poter esercitare l’attività di banca. Quindi: interviene la procedura di bail in; vi ricordate? Non è più ammesso il salvataggio esterno di una banca, quindi è sua facoltà risanare la sua patrimonialità vendendo le azioni, poi le obbligazioni subordinate, poi quelle ordinarie ed infine, se tutto ciò non bastasse, prelevare quanto serve dai cc con giacenze superiori a 100.000… Sotto questa soglia “risarcisce” il fondo interbancario dei depositi, un ente cui alcune banche aderiscono in forma volontaria. Non mi dilungo, ma non ha soldi per tutti. Anche chi detiene meno di 100k sul conto potrebbe avere seri problemi.
SOLUZIONE: misurate la febbre della vostra banca, c’è un indicatore che deve essere sopra 8% è il Cet1 (acronimo di Common Equity Tier 1), che esprime in modo sintetico ed immediato la solidità di un istituto bancario. Fideuram ha un Cet 1 del 17%.
Titoli singoli obbligazionari/azionari: non conosco nessuno in possesso di titoli di stato russi, conosco qualcuno che ha titoli obbligazionari gazprom. In caso di default del paese i titoli vengono nella migliore delle ipotesi divisi in n titoli di importi minori con scadenze di rimborso pluriennali e diventano invendibili, si deve solo aspettare e sperare che alle scadenze l’emittente abbia denaro per rimborsarli. In parole povere non si può più contare su quella fetta del patrimonio.
Fondi comuni: i fondi comuni godono di autonomia patrimoniale perfetta, un concetto molto forte da un punto di vista giuridico e molto, molto tutelante quando si teme un fallimento. Mi spiego meglio: se la banca con cui lavoro dovesse “fallire” per un motivo come una forte esposizione ad uno stato o un emittente in fallimento, se il mio patrimonio è investito in fondi, non subisco alcun danno. La ricchezza finanziaria investita nel fondo costituisce un patrimonio separato non solo dalla banca con cui lavoro, ma anche dalla banca depositaria e perfino dalla società di gestione del fondo. I creditori di queste banche e società di gestione non possono aggredire il patrimonio investito in un fondo comune perché di proprietà degli investitori. Rispetto al contesto trattato è la forma di investimento più sicura.
Come gestore del patrimonio è mio dovere seguire l’andamento degli strumenti finanziari ma ancor prima è prassi rappresentare i rischi di cui sopra, perché se il mercato e la nostra pianificazione ci permettono sempre di recuperare e migliorare, quanto descritto invece, se non conosciuto ed utilizzato può comportare effetti DELETERI DB
Diffondi questo contenuto

